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Il “Fuoco Greco”
Cenni storici: Nel 717 d.C. una micidiale arma salvò Bisanzio dall’assedio dei musulmani, un fuoco che, una volta appiccato, non poteva essere spento né dall’acqua né dalla sabbia. La formula di questo antenato del napalm era tenuta segreta. L’inventore di questa portentosa mistura infiammabile fu Callinico di Heliopoli. Esso veniva lanciato attraverso dei sifoni montati sulle prue delle navi. La scenetta, idealmente ambientata a bordo di un dromone bizantino, una nave di circa 40 metri di lunghezza, riproduce un sifone in bronzo tratto dal modello ricostruttivo del prof. Nikos Orphanoudakis, a sua volta derivante dalle descrizioni delle fonti arabe e cinesi. Il soldatino riproduce uno strator, un ufficiale, di un reggimento d’elite (Opsikion) che si ispira ad un’affresco della chiesa di Santa Maria Antiqua di Roma risalente all’inizio del VIII sec. d.C. Lo strator indossa un elmo di ferro rivettato, con cresta bianca, ed una maschera in cotta di maglia. L’armatura, a scaglie e composita, è rappresentata in bianco per le parti in lino rinforzato che fungono da pteruges, e cuoio con appliques in bronzo per le protezioni al petto. Il cinturone, balteo, era in cuoio con decorazioni in oro. (bibliografia di riferimento: the eastern Romans – 330-1461 aD, di R. D’Amato e G. Albertini, ed. Concord).
Cenni storici a cura di Giuseppe Marseglia
Scultura: Gianni La Rocca
Traduzione : Riccardo Carrabino
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