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Storia: Il figurino è tratto dalla statua del “Guerriero di Capestrano” rinvenuta in Abbruzzo (L’Aquila) ed attualmente conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti. L’armatura è tipica dei guerrieri italici dell’area appenninica, di lingua osco-sabella, o sannitica che dovettero fronteggiare le espansioni di Roma, tra il VI ed il III sec. A.C.
Il torace è protetto dal kardiophylax (letteralmente salvacuore), un disco bronzeo (anteriore e posteriore) recante spesso un’ “episema" ovvero la figura mitologica di un animale a doppia protome. Il sistema di fissaggio è costituito da fasce in bronzo e cinghie di cuoio, con un originale sostegno per la spada, a forma di foglia di salice allungata con elsa a crociera, ed il relativo fodero, provvisto di custodia per un pugnale. Una ulteriore arma, con funzioni talvolta simboliche o di comando poteva essere l’ascia dritta, infilata in un occhiello della cintura. L’addome è parzialmente protetto da una cintura bronzea. Al collo indossa un collare (torquis) pure in bronzo. L’elmo, in bronzo, è guarnito da una variopinta cresta di crine. Lo scudo, in legno, era di varie forme rivestito in pelle e talvolta colorato. L’umbone in bronzo, più tardi divenne in ferro.
Le armi tipiche erano i giavellotti (pila), da utilizzarsi a distanza nelle schermaglie iniziali, e la lancia (hasta) da usarsi nel corpo a corpo prima di ricorrere alla daga (o spada). I calzari sono in cuoio. La tunica stretta in vita dalla cintura, tinta nei colori biancastri, marroni, porpora e tinte pastello. Decorazioni sugli orli alla greca oppure geometrie varie.
Scultore : Maurizio Bruno.
Ricerca e testo : Stefano Castracane
Traduzione : Riccardo Carrabino.
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